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AUTHOR
Spalanca Lavinia
showing 70 related works from this author
Memoria e invenzione ne “Il paese dei mezaràt” di Dario Fo. In: Tempo e memoria nella lingua e nella letteratura italiana
2009
L’autobiografia di Dario Fo, più che la memoria fedele dell’infanzia – il sottotitolo è infatti "I miei primi sette anni (e qualcuno in più)" – si configura come la ricreazione inventiva della propria avventura esistenziale. Pur non venendo mai meno il valore testimoniale dell’opera, essa risente dell’elaborazione fantastica dell’artista che, anziché ricostruire il tempo trascorso sul filo del ricordo, lo rivive sull’onda di una memoria inventiva.
Imago diaboli. Diavoli e demòni da Dante a Stradano
2017
Intento del saggio è quello di esplorare un versante poco noto della fortuna critica dantesca, ossia le illustrazioni della Commedia realizzate - fra il 1587 e il 1588 - dal pittore fiammingo, naturalizzato toscano, Giovanni Stradano. In parti-colare, la trasposizione figurativa dell’Inferno proposta dall’artista manierista – un universo di presenze demoniache fissate nella loro tragica solennità, o di turbe diaboliche ritratte nel convulso andirivieni e nell’atroce deformità, su uno sfondo orrendamente desolato – assume una duplice funzione: non soltanto ribadisce l’iconicità del testo dantesco, debitore verso una lunga tradizione iconografica e insieme ispiratore di ulteriori narrazioni v…
Pier Paolo Pasolini. Polemico passionale proteiforme
2019
Riascoltare la voce di Pasolini, uno degli intellettuali più temerari e liberi del Novecento, acquista un particolare valore educativo e costituisce un incoraggiamento – specie per le giovani generazioni – ad affrontare con lucidità di sguardo la realtà contemporanea, seguendo il suo esempio di intellettuale disobbediente e polemista, e di artista ardimentoso nello sperimentare una pluralità di linguaggi e di stili differenti. Intento di questo libro è appunto quello di ripercorrerne la figura e l’opera nella maniera il più possibile completa ed esaustiva – sia nel rispetto della cronologia che degli snodi tematici – ma anche in modo originale – considerando la sua opera come un corpus unitari…
«Nos iuvat herbas legere» o l’umile poesia della natura
2009
Non è difficile individuare, ripercorrendo l’opera di Camillo Sbarbaro, una significativa tangenza fra il desolato mondo dell’artista, dominato dall’immagine della «città di pietra» e della natura ruvida ed aspra, e il misterioso mondo dei licheni, che abitano petraie, rovine solatie, muri a secco di calce e sabbia. Al centro di questo studio è appunto il confronto intertestuale fra gli scritti inventivi e quelli scientifici del poeta ligure, entrambi all’insegna dell’umile poesia della natura.
In terre marine. Avventuroso, fiabesco ed esotico nel Decameron
2016
Se la fortuna, coi suoi caratteri d’instabilità e mutevolezza, domina le vicende dei personaggi decameroniani, nelle novelle che sconfinano oltre i canonici spazi della Firenze medievale - da Napoli ad Alessandria d’Egitto, dalla Sicilia a Corfù, dalle Baleari alla Sardegna, sino alla Terra Santa – gli accidenti più svariati s’intensificano nell’avventura per mare, tra imprese corsare, tempeste e avvisaglie di naufragio, e sottopongono gli eroi ad una sequela di peripezie, danneggiamenti e prove destinata ad amplificarsi proprio in quell’ambiente stimolante ma periglioso qual è il Mediterraneo occidentale e orientale. Corollari della fortuna, l’avventuroso, il fiabesco e l’esotico (spesso a…
Il lichene e la farfalla. Sbarbaro e Gozzano fra scienza e poesia
2011
Originale confronto fra il naturalismo lirico di Sbarbaro e l’entomologia poetica di Gozzano. Entrambi accomunati da un interesse scientifico-sentimentale per le più inconsistenti forme di vita naturale – il lichene e la farfalla – i due poeti si distinguono tuttavia per una diversa declinazione della loro passione: è sufficiente scorrere i sei inventari lichenologici redatti dal poeta ligure per accertarsi dell’impiego di un formulario tecnico privo di qualunque orpello estetizzante o astrattizzante, com’è possibile rinvenire ancora negli scritti gozzaniani.
La solitudine dell'intellettuale in Una donna di casa di Vitaliano Brancati
2001
Carattere precipuo della produzione drammaturgica di Brancati - a torto considerata marginale rispetto a quella narrativa e saggistica dell'autore - è l'impegno etico-civile, perseguito con costanza sin dagli esordi. Significativa, inoltre, è l'importanza acquisita dalla figura femminile; risulta esemplare, in tal senso, la commedia "Una donna di casa", qui esaminata sia in relazione alle scelte formali dell'autore che ai successivi adattamenti scenici.L'articolo è arricchito inoltre da un'intervista inedita al regista e agli interpreti di una recente messinscena brancatiana: Alvaro Piccardi, Paola Gassman, Ugo Pagliai.
rec. a N. De Vita, "Òmini"
2011
È quasi un rito esorcistico, un tentativo di scongiurare la morte l’ultimo libro di Nino De Vita, vincitore del Premio Viareggio-Rèpaci 2012. Un libro di racconti in versi, per meglio precisare, e non una silloge poetica, giacché narrativa è la vocazione dell’autore marsalese, sapiente distillatore di «cùntura», attento ricercatore di storie. Una vocazione attestata da quest’ennesimo tassello del suo Bildungsroman in versi, ma con una differenza vistosa rispetto alla precedente trilogia di "Cutusìo", "Cùntura", "Nnòmura". Ad essere rievocato in questo caso è un capitolo fondamentale dell’autobiografia poetica devitiana: la sua formazione d’artista, scandita dagli incontri con un formidabile…
La dis-integrazione dell’eroe: “Una nobile follia” di Igino Ugo Tarchetti
2007
Nel romanzo “Una nobile follia” la formazione del protagonista – un soldato reduce dalla Guerra di Crimea – non coincide con l’integrazione sociale: vittima di un conflitto insanabile fra il proprio io e il mondo esterno, il personaggio sceglie la via del rifiuto e approda alla follia, forma estrema di dis-integrazione. Per queste ragioni "Una nobile follia" non si può ascrivere né al genere della formazione borghese né a quello della formazione dell’artista. Il suo itinerario di Verbildung si configura allora come un apprendistato di morte e tuttavia, proprio in virtù dell’allontanamento sociale, il ‘folle’ protagonista approderà ad un’evoluzione morale e spirituale.
Libere di raccontarsi [rec. a Principesse azzurre 2, a cura di D. Vaccarello]
2005
Curata dalla scrittrice e giornalista Delia Vaccarello, "Principesse azzurre 2" si propone di scandagliare con ironia, ma anche con vena poetica, «l'immaginario delle donne sul lesbismo». La raccolta si qualifica non soltanto per il valore testimoniale - uno sguardo dall'interno sull'omosessualità femminile -ma soprattutto per la scelta di affiancare scrittrici affermate, come Evelina Santangelo, Maria Rosa Cutrufelli, Lidia Ravera, ad artiste esordienti o quasi, nel tentativo di dar corpo, attraverso le parole, alle proprie legittime aspirazioni di libertà.
Anime candide. Il carteggio Sciascia-Bartolini
2014
L'inedita corrispondenza epistolare fra Leonardo Sciascia e Luigi Bartolini (1952-1955) mostra le profonde corrispondenze fra i due artisti, legati dal comune amore per la verità.
Riflessioni sulla pena di morte, da Cesare Beccaria a Victor Hugo
2008
A partire da Victor Hugo le nuove generazioni di scrittori europei si sono confrontate con la grande eredità di Cesare Beccaria. L'articolo propone il confronto fra l'opera "Dei delitti e delle pene" dell'illuminista lombardo e un racconto poco noto di Victor Hugo, "L'ultimo giorno di un condannato a morte". Nella nuova coscienza romantica ad essere postulata è la frattura insanabile fra l'individuo e la società; l'oggetto della rappresentazione non è più l'insieme dei delitti e delle pene, bensì l'orrore angoscioso dell'io. L'analisi della problematica è affrontata pertanto secondo un'ottica comparatistica.
Il gioco segreto. Metamorfosi del Decameron pasoliniano
2020
"Il Decameron" (1971) di Pasolini si pone alla confluenza fra adattamento e appropriazione del libro di novelle. La sua versione filmica - lungi dalla semplice trasformazione dal linguaggio scritto a quello audiovisivo - comporta infatti un’inedita interpretazione del libro, in funzione dell’elogio rivoluzionario del passato quale antidoto all’omologazione consumistica.
L’invenzione autobiografica tra memoria e utopia: “Il paese dei mezaràt” di Dario Fo
2004
“Il paese dei mezaràt”, l’autobiografia dell’attore e drammaturgo Dario Fo, si caratterizza come opera sui generis per la forte componente inventiva, la dimensione epico-fiabesca della narrazione, il costante riferimento al presente. Attraverso l’indagine delle fonti letterarie, l’analisi del tessuto linguistico, l’esame delle tecniche narrative, si sottolinea l’originalità del testo nel panorama della scrittura autobiografica, italiana ed europea.
La Sicilia e il suo cuore deserto: Sciascia poeta
2006
Pur nell’oscillazione di motivi e registri differenti, il primo ed unico esperimento poetico di Sciascia (“La Sicilia, il suo cuore”), rivela l’attitudine precoce ad un’interpretazione simbolica della realtà, che tuttavia non condivide l’ottimistica fiducia nel segno, tipica della poesia ermetica, né nel valore documentario dell’arte, postulato dalla coeva letteratura neorealista. Ciò che emerge soprattutto dall’analisi delle sue liriche, di cui s'indagano fonti letterarie e artistiche, è la partecipe contemplazione di una realtà arida e desolata, una Sicilia metafora del mondo che l’occhio del poeta, sulle orme del prediletto Chagall, abbraccia nella circolarità della visione.
«Madre mediterranea». Critica al matriarcato siciliano nel Rosario di Federico De Roberto
2012
Anche se incline alla demistificazione ironica, e perciò lontano dai suadenti allettamenti del mito, Federico De Roberto non risulta affatto estraneo alla rappresentazione di archetipi della società isolana e, più in generale, mediterranea. Ad attestarlo è il dramma del 1899 “Il rosario”, che mette in scena una matriarca intransigente e dispotica, emblema di una civiltà mediterranea dal forte potere limitante sui figli. Attraverso l’analisi delle dinamiche spazio-temporali dell’opera, si rintraccia la formalizzazione del complesso materno che assume in De Roberto un preciso risvolto autobiografico.
rec. a E. Onufrio, "Scritti letterari e saggi di varia umanità"
2010
Si tratta della ripubblicazione, accompagnata da un’accurata introduzione, di alcuni scritti del narratore e giornalista scapigliato Enrico Onufrio, vero esempio d’intellettuale moderno, maestro di stile e attento conoscitore delle nuove esigenze del pubblico, che in una brillante prosa giornalistica dà prova delle sue doti di ‘critico militante’.
Percorsi eretici. Il Decameron di Pasolini fra adattamento e appropriazione
2020
Il capolavoro letterario del Boccaccio si è prestato nel tempo a diverse trasposizioni filmiche, dal cinema muto italiano ai remake internazionali, sino al filone ‘decamerotico’ dei cosiddetti b-movies, versione involuta del testo di partenza. Celebre è il rifacimento pasoliniano del 1971, alla confluenza fra adattamento e appropriazione del libro di novelle: la versione cinematografica del Decameron – primo tassello della cosiddetta Trilogia della vita comprendente anche I racconti di Canterbury e Il fiore delle Mille e una notte – testimonia infatti la riscoperta e trasformazione dell’opera, secondo la nuova ottica interpretativa dell’autore, restituendoci le complesse dinamiche intertest…
Il teatro della memoria di Nino De Vita
2009
Dell'universo poetico di Nino De Vita, autore marsalese attivo da più di vent'anni, s'illustrano temi e stilemi ricorrenti: lo scenario di una contrada aspra e desolata, l'andamento circolare della narrazione, il tono epico-lirico, il vigore teatrale. Sono questi gli elementi che scandiscono l'evoluzione di un originale 'Bildungsroman' in versi, teatro sorto dalle accensioni di una memoria in cui la biografia individuale dello scrittore s'incontra con le storie di un'umanità mobile ed espressiva.L'articolo riproduce alcuni inediti dialettali di De Vita, accompagnati dalla traduzione in lingua italiana dello stesso autore.
Da Cutusìo al mondo. L’esperienza poetica di Nino De Vita
2011
Difficilmente confinabile in un genere predefinito, l’opera letteraria del siciliano Nino De Vita non condivide la tendenza, spesso diffusa in poesia, all’introspezione psicologica, né il ripiegamento solipsistico ad essa connesso. A caratterizzarla è piuttosto la vocazione narrativa e, conseguentemente, la predilezione per una struttura poematica. Scenario privilegiato dell’autore è «Cutusìo», aspra e desolata contrada posta lungo la litoranea fra Marsala e Trapani. Un’isola nell’isola, luogo di formazione e ammaestramento al centro del suo Bildungsroman in versi. Il contributo riproduce alcuni racconti inediti del'autore.
I fiori del deserto. Sbarbaro tra poesia e scienza con testimonianze inedite
2008
Uno studio innovativo su Camillo Sbarbaro, all'incrocio fra poesia e scienza, corredato di numerose testimonianze inedite. Un contributo che si segnala per l'originalità dell'approccio e dei risultati. "I fiori del deserto" spinge l'esame delle reciproche ed infinite intersezioni fra l’immaginario artistico e quello lichenologico dell’autore ligure - botanico di fama mondiale - ben oltre gli ambiti consueti, tracciando scenari nuovi quanto suggestivi. Il volume è arricchito da un'ampia e articolata Bibliografia, contiene numerose testimonianze inedite (cartoline, lettere, inventari botanici) ed è impreziosito da una prefazione di Paolo Modenesi, già Presidente della Società Lichenologica It…
L'Isola a tre gambe. La Sicilia vista da Nord
2016
Il presente contributo costituisce un originale excursus nella Sicilia degli scrittori, tutti rigorosamente settentrionali, che hanno conosciuto e raccontato l’isola con sguardo talora caloroso e partecipe - è il caso dei liguri Giuseppe Cesare Abba ed Edmondo De Amicis, ma anche del piemontese Mario Soldati - talaltra ironico e disincantato – vedi il ‘romano’ Alberto Savinio e il lombardo Piero Chiara – o ancora pacato e distaccato – come quello del reporter veneto Guido Piovene. Quel che è certo, in questo inedito tour letterario, è l’assoluta distanza sia dall’entusiasmo sublime dei viaggiatori stranieri – Goethe fra tutti – che dalla feroce vis polemica degli scrittori nativi – e basti …
"Nei visionari terrori dell'infanzia": Sciascia e Redon
2013
Intento dell’articolo è quello di esplorare – col fondamentale apporto delle immagini – la funzione Redon nell’elaborazione del pensiero sciasciano. L’artista e diarista francese, chiamato in causa dallo scrittore in diverse occasioni, costituisce infatti il perno di un’ideale costellazione di auctores, accomunati dall’adesione ad una poetica simbolista – quest’ultima in senso lato – e, conseguentemente, da un’estetica visionaria. A questa lettura sincronica si accompagna l’evoluzione diacronica del percorso sciasciano, opposto ma speculare a quello di Redon: dalla predilezione per la pittura a quella per l’opera al nero, e dunque dalla luce all’ombra e dal razionalismo al mistero; ma sopra…
Nel nome del padre. La Sicilia di Piero Chiara
2014
Catabasi nel regno dei morti, il viaggio di Piero Chiara nella Sicilia del padre - narrato nel racconto "Con la faccia per terra" (1965) - si configura come un rituale esorcistico, in un totale rovesciamento del tradizionale tema del nostos. La prosa rappresenta infatti una sorta di commiato dalla Sicilia degli avi e segna il passaggio dalla poetica autobiografica degli esordi al nuovo corso della narrativa chiariana.
Il martire e il disertore. Gli scrittori e la guerra dall'Ottocento al Novecento
2010
Se nel corso di una secolare tradizione risalente all’antichità la guerra si configura come fondamentale esperienza di senso, a partire dai primi decenni del XX secolo lo scenario muta radicalmente, e la realtà del conflitto diventa l’emblema stesso dell’insensatezza. E nel XIX secolo? Permane inalterata la sacralità del conflitto o se ne pone già in discussione, per la prima volta, il valore formativo? L’indagine dei rapporti fra esperienza bellica e narrazione letteraria dall’Ottocento al Novecento è oggetto di questo studio. Un’analisi circoscritta ad un ambito temporale ben definito, ma sufficientemente ampio per comprendere i mutamenti occorsi alla mentalità individuale e collettiva e,…
La Questione meridionale è antropologica [rec. a N. Misasi, "Racconti calabresi”, a cura di G. Rando]
2007
I racconti di Nicola Misasi, ripubblicati dal critico Giuseppe Rando, testimoniano la volontà dello scrittore di allontanarsi dai sentieri del Verismo, con la sua pretesa d’impersonalità, per percorrere altre strade, nel rispetto dell’anima più autentica della sua terra, la Calabria mitica e ancestrale di fine Ottocento.
Nel paese dei «mezzi topi». La commedia dell’infanzia di Dario Fo
2011
All’insegna del paradosso, del grottesco e della satira, la destituzione del potere costituito - da cui trae linfa la progettualità utopica e anarchica che da oltre mezzo secolo percorre il suo teatro - connota con altrettanta vis polemica e genialità espressiva le pagine dell’autobiografia di Dario Fo, un originale affresco dei luoghi dell’infanzia all’insegna del felice connubio fra diegesi e mimesi, narrazione e teatralizzazione.
Tabucchi postmoderno? Poetiche della modernità da “Autobiografie altrui” a “Tristano muore”.
2011
A dispetto della classica attribuzione a Tabucchi – peraltro non condivisa dallo stesso autore – di caratteri postmoderni, si propone l’affiliazione dello scrittore alle poetiche della modernità. L’analisi della sua produzione più recente – in particolare “Autobiografie altrui” e “Tristano muore” – rivela infatti il dialogo a distanza con due insigni interpreti del modernismo letterario - Pirandello e Svevo - in un procedimento di riscrittura mai fine a se stesso. L’autore senese gioca infatti coscientemente con tutto il corredo postmodernista, mantenendo tuttavia un atteggiamento lucidamente critico e reattivo, giacché il discorso narrativo stesso implica la partecipazione e la responsabil…
Memorie dall’esilio: il Diario svizzero di Piero Chiara
2008
All’interno della produzione chiariana, si segnala una ricca sezione diaristica inaugurata, nel 1940, da un taccuino di guerra. Degne di nota sono altresì le memorie redatte dallo scrittore luinese durante il suo esilio elvetico, scontato dal 1944 al 1945 per attività antifascista. Il cosiddetto “Diario svizzero”, moderno zibaldone di pensieri espressi in tono analitico e speculativo, è oggetto di questo studio, che rintraccia – insieme ai ricordi di vita vissuta – le memorie letterarie dell’autore - da Dante a Ungaretti, da Montale a Gatto – in un felice connubio fra autobiografia e invenzione.
Il governo della menzogna. Antonfrancesco Grazzini e l'allegoria del potere
2017
In una Firenze sempre più soggiogata dall’egemonia medicea, incarnata dall’effigie autoritaria di Cosimo I, s’invera la metamorfosi involutiva dell’artista cinquecentesco, privato di ogni libertà espressiva e asservito ai comandamenti del Principe. Tra pedanti ed eruditi, poligrafi ed accademici, spicca per antitesi la personalità di Antonfrancesco Grazzini detto il Lasca, la cui ribellione ideologica si traduce in un’eversività stilistica senza pari. Dalle "Rime burlesche", in cui si deplora il tradimento della funzione intellettuale, al "Teatro", pervaso da una strenua intenzionalità polemica e sperimentale, sino al culmine narrativo delle "Cene", emblema dell’utopia libertaria dell’autor…
Per un ritratto dell'artista martire
2009
Una nobile follia narra il doloroso itinerario di ‘formazione’ del soldato Vincenzo D. Reduce dalla sconvolgente esperienza della Guerra di Crimea, il protagonista del romanzo di Tarchetti, pubblicato fra il 1866 e il 1867, pronuncia una condanna senz’appello della vita militare, finendo poi per ribaltare tutte le leggi di comunanza sociale. Attraverso lettere, aforismi e pagine di diario, Vincenzo D. compone il suo singolare ritratto di artista martire, facendosi anatomista del cuore umano e indagatore del corpo sociale.
Camillo Sbarbaro poeta e scienziato
2010
Poesia e scienza, lungi dal configurarsi come due monadi impenetrabili, rivelano ad un’attenta e non pregiudizievole lettura molteplici implicazioni. Specie nell’opera di Camillo Sbarbaro, raccoglitore e studioso di licheni per oltre trent’anni. Proprio la sua passione collezionistica è qui analizzata, secondo un’ottica intertestuale, in un dialogo a distanza con l’entomologia poetica di Guido Gozzano, accomunato al poeta ligure da un analogo interesse estetico-scientifico per la natura. Ne deriva l’individuazione di complesse simbologie, in una dialettica costante fra tenacia e precarietà dell’esistenza, oggettivati rispettivamente dal lichene e dalla farfalla. L’articolo è arricchito dall…
L’occhio rivelatore. Iconologia ed ermeneutica dello sguardo in Leonardo Sciascia
2012
Il presente saggio si propone d’indagare, anche con l’ausilio di diverse illustrazioni, il significato delle immagini nell’opera di Leonardo Sciascia, così come il suo personale approccio alla realtà, guidato da una vera e propria ermeneutica dello sguardo. Ne consegue l’individuazione di una fitta e stratificata rete intertestuale – all’insegna della circolarità di temi e motivi iconografici - e il riconoscimento di un’attitudine pittorico-visiva che sostanzia la scrittura dell’autore. L'articolo è corredato di numerose immagini.
rec. a R. Abbaticchio, La «ragione delle parole». Dal «Caffé» al «Conciliatore»: discussioni su lingua e cultura
2009
Fenomeno cruciale dell’Ottocento – ma che affonda le radici nel secolo dei Lumi - è l’incrinarsi dell’idea stessa di letteratura conseguente all’accelerarsi del processo di modernizzazione. Questa, ed altre questioni di carattere linguistico, letterario e politico, sono al centro di questo studio, che prende le mosse dalla polemica illuministica nei confronti del "Vocabolario della Crusca", per considerare le posizioni degli intellettuali ottocenteschi "Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni", fino a concludere con l’esame di pungenti «Rinunzie» e «Proposte» intorno alla questione della lingua.
rec. a G. Bàrberi Squarotti, "La cicala, la forbice e l’ubriaco. Sbarbaro, Montale e altra Liguria"
2011
Attorno ad alcuni campi semantici richiamati nel titolo del volume - l’immagine allusiva della cicala, figura del poeta; quella della forbice, segno della perdita memoriale; quella dell’ubriaco, emblema della protesta sociale dell’artista – lo studioso costruisce il suo discorso critico ripercorrendo la sottile trama intertestuale che inscrive l’opera di alcuni insigni poeti del Novecento – in particolare Sbarbaro, Montale, Giudici - nel solco di un’illustre tradizione.
Fra ordine ed eversione. "La vita militare" di Edmondo De Amicis
2008
Un originale ritratto di Edmondo De Amicis, scisso fra ordine ed eversione, norma e trasgressione, emerge dall'indagine accurata dei suoi bozzetti militari, apparsi in rivista a partire dal 1867 e ripubblicati in volume, sotto il titolo "La vita militare", in tre differenti redazioni (1868, 1869, 1880). Dall'analisi dei componimenti e dalla ricognizione del lavoro correttorio e variantistico cui sono stati sottoposti nel corso delle diverse stesure, emerge la doppia personalità dell'autore, oscillante fra l'esaltazione dell'ordine costituito e l'attrazione irresistibile per tutto ciò che incarna il disordine (soprattutto il binomio Eros-Follia); non manca il confronto con le proposte ideolo…
Il mulino sul tetto. La narrativa in versi di Nino De Vita
2011
In quest'ampia e articolata disamina della narrativa in versi di Nino De Vita, poeta dialettale siciliano, si sottolinea la peculiare struttura poematica della sua opera, all’insegna di un io narrante che non esprime sé stesso, ma dà voce ad una folla policroma di personaggi, attraverso cui abbracciare un coro di esperienze umane. De Vita, attivo da più di vent’anni, è narratore di microstorie della sua isola: un’aspra Sicilia, tra ironia e sentimento della morte, al centro di un'autobiografia lirica rigorosa e antiretorica. L'articolo è arricchito da una lunga intervista inedita al poeta siciliano, e riproduce due ampi stralci inediti tratti dalla sua recente raccolta in dialetto, "Òmini".
Una nobile follia
2010
Disamina del romanzo tarchettiano “Una nobile follia” a partire dall’incipit, un inizio in medias res che catapulta con prepotenza il lettore in mezzo agli eventi narrati. Proprio l’analisi delle primissime battute del testo consente di coglierne l’assolutà modernità. Se l’arbitrarietà di qualsiasi inizio rispecchia l’arbitrarietà dell’esistenza stessa, l’incipit tarchettiano, un hic et nunc ricco di suspence alla maniera di certi racconti di Poe è in grado di accendere la curiosità del pubblico, innescando un meccanismo di complesse attese.
Da angelo della luce ad angelo della morte: il personaggio femminile nella raccolta "Il mare colore del vino"
2012
Se è vero che a connotare l’opera di Sciascia è l’assenza quasi totale di protagoniste femminili, la silloge einaudiana del ’73 "Il mare colore del vino" attesta eloquentemente la sua attenzione nei confronti della metamorfica essenza muliebre. L’intera raccolta, che raccoglie testi composti dal ’59 al ’72, valorizza infatti l’alterità femminile, sia nella variante salvifica dell’angelo di luce – come la Concettina del racconto d’apertura "Reversibilità" – che in quella distruttiva dell’angelo di morte – incarnato dal personaggio di Eufrosina, che dà il titolo al racconto conclusivo.
L'apostolo e l'utopista. Gli scrittori e la scuola dall'Unità d'Italia ai giorni nostri
2019
Ripercorrere, attraverso le pagine di alcuni autori della modernità letteraria, le complesse dinamiche relative all’evoluzione del sistema scolastico italiano dal periodo postunitario ai giorni nostri è impresa assai ardua, in virtù della stretta correlazione fra scelte ideologiche ed interessi politico-economici che guidano da più di un secolo le leggi sull’istruzione, con evidenti ricadute sulla società. Analizzare il fenomeno – dalla prospettiva privilegiata di chi, per motivi biografici e non solo, si è fatto testimone e portavoce delle istanze dell’universo scolastico – equivale ad illuminare uno spaccato del nostro Paese, con le sue emergenze educative (analfabetismo, disoccupazione, …
Oasi nel deserto. La poetica dello spazio negli scritti sbarbariani dal fronte
2012
Nelle lunghe pause della guerra di trincea – definita un «Sahara di automatismo e di imbecillità» - Sbarbaro è tenacemente volto a ritagliarsi «oasi» di silenzio per leggere, comporre, e persino raccogliere le sue amate piante. Lungi dalla ricerca di un’alternativa alla barbarie in senso misticheggiante, il poeta ligure rimane ancorato alla contingenza empirica; quest’ultima emblematizzata appunto dall’oasi, linea divisoria, seppur labile e precaria, fra ordine e disordine, cosmos e caos.
rec. a R. Salsano, Michelstaedter tra D’Annunzio, Pirandello e il mondo della vita
2015
All’insegna di un’adorniana dialettica del negativo, non priva tuttavia di una riaffiorante tensione eroica, è il profilo intellettuale di Carlo Michelstaedter quale emerge da questa recente indagine critica di Roberto Salsano, da tempo impegnato a investigare il felice connubio di riflessione teorica e invenzione narrativa che contraddistingue i principali interpreti della modernità letteraria. E proprio la convergenza dei due motivi – la disamina dell’intellettuale novecentesco e l’attenzione ai procedimenti di scrittura ‘impura’ – si concreta in quest’analisi dello studioso, esemplare non soltanto per la proposta interpretativa, ma anche per il solido impianto metodologico, che privilegi…
La poetica leggerezza di Sbarbaro e Saccorotti
2008
In questo articolo si propone un originale accostamento fra l’immaginario figurativo di Camillo Sbarbaro e l’universo artistico dell’amico pittore Oscar Saccorotti. Nel testo iconico saccorottiano, infatti, Sbarbaro identifica le tracce di una comune poetica, all’insegna dell’essenzialità di un’arte scevra da vacui estetismi e da aprioristiche teorizzazioni. La stessa identificazione pittura-poesia suggerita dall’autore di “Pianissimo” – valida anche in senso inverso come omologia fra poesia e pittura – riflette il consapevole riconoscimento critico di una comune formalizzazione estetica. Dagli interventi sbarbariani dedicati a Saccorotti, qui presi in esame, si può cogliere allora una sort…
Dall'epico al grottesco. "La Guerra de' Mostri" di Antonfrancesco Grazzini
2019
Il poema in ottave "La Guerra de’ Mostri", composto da Antonfrancesco Grazzini nel 1547 – all’indomani della sua cacciata dall’Accademia Fiorentina – attesta l’evoluzione in chiave eroicomica del genere letterario e insieme testimonia, attraverso il filtro dell’allegoria, il mutamento della funzione intellettuale attuatosi a metà Cinquecento, costituendo un affascinante esemplare della dialettica rinascimentale fra dimensione comica e dimensione epica.
Sbarbaro e Novaro: due poeti-pensatori dinanzi al «deserto della vita»
2008
Tra gli archetipi che popolano l’immaginario novecentesco, il deserto si connota per la sua ricorsività. Soprattutto in Sbarbaro, che spicca per una stoica accettazione della condizione desertica. Altro poeta-pensatore educato alla consegna leopardiana di «mirare intrepidamente il deserto della vita» è il ligure Mario Novaro, dall’attitudine meditativa della riflessione in versi. Tracce del magistero novariano, specie quello leopardista degli esordi, s’intravedono proprio nella poesia di "Pianissimo" e "Rimanenze", anche se alla panteistica trascendenza di Novaro si contrappone in Sbarbaro una ricerca di risarcimento estetico come antidoto alla desolazione.
Autori, lettori ed editori. Il sodalizio Chiara-Sciascia nel carteggio 1959-1979
2011
La scoperta del fitto carteggio intercorso fra Piero Chiara e Leonardo Sciascia dal ’59 al ’79 - ossia in quel periodo caratterizzato, sul piano della produzione libraria, dall’avvento di una più moderna strategia di mercato - ci consente d’illuminare i rapporti sempre più fecondi fra letteratura, giornalismo ed editoria. Un così lungo sodalizio umano e artistico, legato all’articolarsi di progetti ancor oggi quasi inediti, presuppone infatti, in entrambi gli scrittori, la consapevolezza della rapida metamorfosi della funzione intellettuale, di cui l’epistolario ci fornisce appunto preziosa testimonianza.
Il Mitologema materno nel "Rosario" di Federico De Roberto
2010
Il complesso della Grande Madre, uno degli archetipi della civiltà mediterranea, è all’origine di quel rapporto contraddittorio madre-figli che rispecchia la duplice funzione del mito: non soltanto colei che dà alla luce e rigenera, ma insieme trattiene e divora la prole. L’intrinseca ambiguità di questa figura ne giustifica la rappresentazione tragica offerta da De Roberto nel dramma "Il rosario". Al centro della pièce, pubblicata nel 1899, è una matriarca intransigente e dispotica che esercita sulle figlie un dominio incontrastato. L’esame semantico-mitico del testo svolge una duplice funzione: da una parte illuminare la complessa personalità derobertiana, che porta alla luce questa realt…
rec. a N. De Vita, A ccanciu ri Maria; Antologia (1984-2014), a cura di Silvio Perrella, Messina, Mesogea, 2015
2015
Si ripercorre il romanzo in versi devitiano, destinato ad arricchirsi anno per anno di nuovi 'capitoli', all'insegna di una pronuncia aspra e petrosa dove lirismo e narratività convivono in perfetto equilibrio.
L'Asse mediano di Napoli. Una periferia senza centro [rec. a G. Montesano - V. Trione, “Napoli assediata”]
2007
Un itinerario lungo l’Asse Mediano, arteria infernale di Napoli, in compagnia di artisti e scrittori, un vagabondare fra immagini e parole in un universo senza centro e senza dio, in una finis terrae che ricorda tutte le periferie del mondo. Un libro politico ma non un libro-inchiesta, composto dai fotogrammi degli Underworld e dagli scritti di Maurizio Braucci, Cherubino Gambardella, Anna Giannetti, Peppe Lanzetta, Giuseppe Montesano, Roberto Saviano, Tiziano Scarpa, Antonio Scurati, Piero Sorrentino, Vincenzo Trione
La botanica di Myricae. Pascoli e l’umile poesia della natura
2010
Originale rilettura di "Myricae" in chiave poetico-botanica. A partire dalla celebre epigrafe di ascendenza virgiliana, e soprattutto dalla poco nota "Lucus Vergili", prosa pascoliana apparsa nel 1910 sulla rivista agricola «Il villaggio», l’autore esibisce programmaticamente la sua predilezione per l’umile poesia della natura, di cui rivela una conoscenza non libresca. Obiettivo dell’articolo è appunto quello di investigare, attraverso lo studio indicativo di alcuni testi poetici pascoliani, i diversi significati di volta in volta assunti da piante e fiori, all’insegna della felice osmosi fra connotazione oggettiva e trasfigurazione simbolica del vegetale.L’articolo è dunque incentrato sul…
I fiori del deserto: Sbarbaro e i licheni
2006
Il deserto rappresenta per Sbarbaro una delle metafore poetiche predilette e lo specchio della condizione esistenziale del poeta. Se l’impossibilità di una corrispondenza tra sé e il mondo, la consapevolezza di una condizione di solitudine e aridità si oggettiva nell’immagine del deserto, il disperato attaccamento alla vita detta all’autore l’identificazione con la tenace resistenza dell’elemento naturale, dal pino abbrancato al tufo al fico che cresce storto e nano e soprattutto al lichene, al centro di un interesse estetico-scientifico qui indagato anche in relazione agli studi botanici del poeta.
Pictor in fabula: la funzione dell'oggetto d'arte nella narrativa sciasciana
2014
Il presente saggio si propone di indagare, anche con l’ausilio di diverse illustrazioni, la funzione dell’oggetto d’arte in alcuni romanzi di Leonardo Sciascia – Il Consiglio d’Egitto (1963), Todo modo (1974), Il Cavaliere e la morte (1988) – dove miniature, dipinti e incisioni stimolano l’immaginazione creativa – dando luogo a particolari strategie ecfrastiche e stilistiche – e acquisiscono specifica rilevanza nella poetica spaziale dell’autore. Sulla scorta degli studi di Erwin Panowsky, in particolare, si illustra la dimensione iconografico-iconologica della narrativa sciasciana, così come il suo personale approccio alla realtà, guidato da una vera e propria ermeneutica dello sguardo. Ne…
Sciascia alla "Tavolozza". Conversazione con Vivi Caruso
2016
Conversazione con Vivi Caruso - animatrice della Galleria "La Tavolozza" frequentata da Sciascia negli anni '60 - in cui si approfondiscono alcuni aspetti chiave della passione sciasciana per l'arte.
«Piccolo fante con lo zaino (e il cuore) affardellato»: Sbarbaro e la Grande Guerra
2007
Una vera e propria “poetica dello scarto” connota gli scritti dal fronte di Camillo Sbarbaro, soldato di trincea durante la prima guerra mondiale. Uno scarto praticato a livello esistenziale – l’attitudine ad infrangere le norme, a deviare da un percorso prefissato – e soprattutto a livello linguistico e stilistico, come attesta la trasfigurazione del conflitto operata nelle “Cartoline in franchigia” e nei “Fuochi fatui”, all’insegna dell’opposizione civiltà-natura, guerra-scrittura, storia ufficiale-storia vissuta, spesso esitante nella deformazione dei particolari in chiave grottesca ed espressionistica, o in una scrittura eufemistica legata alla precisa volontà di ridimensionare l’evento…
rec. a E. Ajello, "Il racconto delle immagini. La fotografia nella modernità letteraria italiana"
2009
In questo libro il critico getta luce su latenze visive insite in alcuni interpreti della modernità letteraria italiana, da Verga a Tabucchi. Consegnati ad una scrittura zigzagante, i sedici capitoli del libro rimandano geografie inusitate che continuano nella rêverie del lettore, «flashes e dediche» che configurano esercizi di ermeneutica fotografica, accompagnandoci in un’avventura dello sguardo che si fa esercizio interpretativo.
La vita in scena. La scena della vita. La funzione dei luoghi nell'autobiografia di Dario Fo
2014
Intento del contributo è quello di esplorare – anche con l’ausilio di testimonianze iconografiche (bozzetti, dipinti, fondali scenici) – l’uso dello spazio nell’autobiografia di Dario Fo, "Il paese dei mezaràt". Un’opera che rivela già dal titolo – il paese dei mezzi topi o pipistrelli – la funzione strategica dei luoghi nella costruzione del suo immaginario. A partire dalla dimora d’infanzia, sino alle numerose tappe del suo itinerario giovanile – Porto Valtravaglia, sul Lago Maggiore, fucina di «contastorie» e «frottolanti» in cui Fo apprende l’arte recitativa; la Milano di Via dei Fiori Chiari, centro della bohème artistica e teatrale, Parigi, culla delle avanguardie e luogo di libertà –…
Le novelle di guerra di Federico De Roberto e la crisi del modello unitario
2012
Se ad alimentare le pagine dell’ultimo De Roberto è la dilaniante tensione fra ideologia e realismo, a prevalere è la carica dissacratoria del secondo termine. A ribadirlo con forza è l’impietosa disamina della vita militare offerta nelle coeve novelle di guerra – edite fra il 1919 e il 1923 – testimonianza delle interne tensioni dell’autore e del lento franare di presupposti astratti e irrealizzabili – il mito della Patria unita - nell’urto con la storia.
Leonardo Sciascia. La tentazione dell'arte
2012
Avventurosa e intrigante è l’esplorazione dei rapporti fra letteratura e arti figurative, specie nell’opera di Leonardo Sciascia – appassionato di pittura e amateur d’estampes – il cui approccio all’universo artistico si configura come fondamentale esperienza ermeneutica e, insieme, approssimazione alla felicità. Un atto di ‘lettura’ che coniuga razionalità e diletto e, soprattutto, uno stimolo all’immaginazione creativa. Ne consegue l’intrecciarsi di una fitta e stratificata rete intertestuale – qui adeguatamente scandagliata – all’insegna della ricorsività di motivi e simboli iconografici, in un vitale cortocircuito fra immagini e parole. Il volume è corredato da un'ampia bibliografia rag…
Un inventario del mondo. Camillo Sbarbaro fra passione estetica e indagine scientifica
2009
In questo articolo si ripercorre il binomio poesia-scienza nell’opera di Camillo Sbarbaro, poeta e lichenologo ligure. Se quello dell’autore di "Pianissimo" rimane un interesse prevalentemente «estetico» - legato cioè alla contemplazione delle più umili forme di vita vegetale - lo studio meticoloso dei licheni – che ha accompagnato l’intero arco della sua esistenza - rasenta il rigore analitico dello scienziato. Lo rivelano le note botaniche apposte ai suoi primi testi poetici, caratteristiche per la precisione terminologica e, soprattutto, i sei inventari lichenologici da lui redatti dagli anni ’30 agli anni ’50, che ne hanno decretato la fama di naturalista a livello mondiale.L’articolo è…
Rivalutare l'«essere nel mondo» contro i demoni della coscienza [rec. a A. Piperno, “Il demone reazionario. Sulle tracce del Baudelaire di Sartre”]
2007
Nel 1947 Jean Paul Sartre pubblica un saggio su Baudelaire, accolto in Francia da una serie di stroncature. Da Bataille a Blanchot, la critica accusa il filosofo di voler sopprimere il poeta, istituendo nei suoi confronti un vero e proprio tribunale. Ribellandosi a questi giudizi affrettati, Alessandro Piperno getta luce sul misterioso rapporto, di contiguità e diffidenza, che lega il padre dell’esistenzialismo all’artista decadente. Ne emerge un ritratto inedito di Sartre, tentato da un demone nichilista e reazionario, accomunato a Baudelaire dalla disincantata coscienza dell’irrilevanza dell’esperienza umana
I fiori del deserto. Sbarbaro lichenologo
2007
Profonde sono le interconnessioni fra l'universo letterario e quello naturalistico di Sbarbaro. La curiosità per le minime esistenze vegetali è attestata dai sei inventari lichenologici dell'autore ligure, qui analizzati mediante un fitto confronto intertestuale con le fonti botaniche da lui impiegate. 'Fiore del deserto', il lichene si qualifica come il correlativo oggettivo della resistenza del poeta alla desolazione. Inoltre, la presenza in queste prose di un incedere argomentativo riconducibile all'influsso della letteratura scientifica, testimonia della complessità dell'interesse botanico del poeta, che alla mitizzazione della natura unisce l'esperienza concreta di questa realtà metamo…
Per urgenza di poesia. Leonardo Sciascia e Luigi Bartolini
2014
La predilezione sciasciana per l’acquafortista marchigiano Luigi Bartolini affonda le radici in una più generale adesione dello scrittore al realismo figurativo e, conseguentemente, in un rifiuto dell’arte avanguardista. A partire dal realismo secentesco di Pietro d’Asaro e Rutilio Manetti, sino a quello d’impronta socialista di Guttuso e Migneco, lo scrittore siciliano ha sempre privilegiato, infatti, un’arte comunicativa e impegnata. Ma questa linea figurativa non è esente da vibrazioni neo-simboliste o da accensioni neo-espressioniste, in un superamento della mimesi realista sotto l’impeto conoscitivo dell’arte. A ciò si aggiunge una particolare affinità fra il modus operandi di Sciascia…
Un libertino stanco. "Don Giovanni involontario" di Vitaliano Brancati
2002
Attraverso una minuziosa analisi della commedia "Don Giovanni involontario", si ricostruisce l'esperienza drammaturgica di Vitaliano Brancati. Nell'articolo, in particolare, è ripercorsa la fortuna del mito di Don Giovanni, che oramai costituisce un 'topos' della letteratura teatrale di tutti i tempi. A conclusione dell'indagine, si sottolinea la validità del teatro brancatiano, che meriterebbe di essere riproposto sulle scene per l'originalità, il solido impianto scenico, la vibrante vis polemica. L'articolo si conclude con un'ampia disamina degli adattamenti scenici della commedia brancatiana.
Oltre il deserto. Poetica e teoretica di Michelstaedter
2009
Un’analisi delle diverse fasi che scandiscono il «pensiero poetante» di Carlo Michelstaedter è quella proposta dal critico, che indaga la portata dialettica della sua riflessione in versi, intesa non come corollario all’elaborazione concettuale ma come «approfondimento illuminante» e «inquietante rovesciamento» della sua speculazione filosofica.
rec. a A. Carta, "Il cantiere Italia: il romanzo. Capuana e Borgese costruttori"
2012
rec. a S. Quasimodo, Colloqui. “Tempo” 1964-1968
La sirena dipinta. Sbarbaro e l'universo femminile con inediti e rari
2011
Questo libro, esito di un’assidua frequentazione critica dell’opera sbarbariana, si propone d’illustrare - anche con l’ausilio di diverse testimonianze inedite - le figurazioni del fantasma femminile nell’arco della sua intera produzione. Un’analisi che muove da una precisa convinzione, e cioè che il rapporto dell’artista con l’alterità erotica - lungi dal ridursi ad un fatto privato - metaforizzi il suo rapporto con la realtà. La donna diventa infatti l’oggetto di un investimento simbolico, trasfigurandosi in emblema dell’inafferrabilità del reale, e l’approccio all’universo muliebre finisce per oggettivare l’incontro negato fra soggetto e mondo. Non l’incontro decisivo che sortisce una sv…
«Racconto il tormentato bisogno di senso che attraversa l'oggi» [rec. a V. Ambrosecchio, "Cico c'è"]
2004
All'insegna di una scrittura metamorfica e visionaria, Vanessa Ambrosecchio racconta il nostro tempo, scisso fra mito della riproduzione e pratica della sterilità. L'ardità del nostro mondo è raccontata attraverso la metafora del corpo femminile, ordigno misteriosamente perfetto, luogo sovrano della forza creatrice.
La Sicilia in bianco e nero di Giovanni Verga
2007
Viaggio nei luoghi verghiani attraverso una duplice ottica, letteraria e fotografica. Lo scrittore verista, infatti, immortalerà il paesaggio siciliano a partire dal 1887, compiendo un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio. Nelle immagini verghiane di Catania, Vizzini, Tébidi si rispecchiano gli stessi ambienti ritratti nell’opera letteraria; alla scrittura come itinerario memoriale nei luoghi dell’infanzia subentra la fotografia come riscoperta delle dimore dell’arte.
Igino Ugo Tarchetti, Una nobile follia
2009
"Una nobile follia" narra il doloroso itinerario di ‘formazione’ del soldato Vincenzo D. Reduce dalla sconvolgente esperienza della Guerra di Crimea, il protagonista del romanzo di Tarchetti, pubblicato fra il 1866 e il 1867, pronuncia una condanna senz’appello della vita militare, finendo poi per ribaltare tutte le leggi di comunanza sociale. Romanzo impuro, a metà fra il pamphlet antimilitarista e il pastiche autobiografico, "Una nobile follia" è qui presentato in una nuova edizione riveduta e aggiornata. Il testo è quello dell’edizione definitiva, pubblicata dall’editore milanese Treves nel 1869. Rispetto all’edizione originale il romanzo non mostra significative varianti, se è vero che …
L'archivio della memoria. Documentario su Racalmuto e la sede della Fondazione Leonardo Sciascia
2011
This video presents for the first time the research, cataloging and cultural dissemination activities promoted by the Leonardo Sciascia Foundation, a moral institution placed under the high patronage of the President of the Republic.