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AUTHOR

Montes Stefano

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Percorsi esistenziali del dialogo interreligioso. Scene vissute fuori campo

2016

Come pensare il dialogo tra le diverse religioni? Per rispondere a questa domanda, faccio appello a due frammenti di vita personale – l’incontro con due mormoni americani a Tartu e con un marocchino musulmano a Nîmes – per risalire all’origine del dialogo come forma di vita in divenire e alla forza del processo di consapevolizzazione che dovrebbe sussistere, nella mia ipotesi, in qualsiasi società per insegnare e apprendere a vedere l’alterità (religiosa) come un percorso di riposizionamento continuo del Sé e dell’altro. A questo fine, discuto alcune ipotesi formulate in antropologia delle religioni – più particolarmente da Evans-Pritchard per la religione nuer e da Geertz per la religione …

dialogo interreligioso mormonismo religione dei nuer Evans-Pritchard Wachtel marrani doualaSettore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
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Da vicino, da lontano. L’antropologia di Milan Kundera

2017

Questo saggio è una riflessione sul concetto di prossimità e distanza in Lévi-Strauss e Milan Kundera. Intenzionalmente, comparo un antropologo della cultura e uno scrittore di letteratura al fine di proporre una prospettiva decentrante sull’antropologia e sulla letteratura, oltre che su me stesso e sul potenziale lettore. La comparazione mi consente inoltre di mettere meglio a fuoco su alcune questioni – soltanto in apparenza distanti, ma in effetti molto vicine – quali l’esilio e la migrazione, l’uso alimentare degli animali e l’affezione che sviluppiamo per loro, l’esistenza intesa come fieldwork, la traduzione delle culture e l’ontological turn, lo straniamento e l’andirivieni concettua…

Lévi-Strauss Kundera antropologia del linguaggio ontological turn animal studies
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Stavo per scivolare, ho pensato a Wittgenstein!. Etnopragmatica di un concetto

2016

In questo saggio, esploro la porta semiotica e pragmatica di un’azione (‘scivolare’), comunemente appartenente all’ambito del quotidiano, per mostrarne invece la valenza teorica e metateorica oltre che d’ordine pratico. Le domande che mi pongo sono le seguenti: come si può riflettere sul quotidiano in chiave antropologica? Come analizzare il senso di un concetto soltanto in apparenza d’uso comune? Come eludere la metafisica radicata nelle nostre proprie analisi? Per rispondere a queste domande, mi sono avvalso del concetto di gioco linguistico formulato da Wittgenstein rinviando allo ‘scivolare’ in opposizione all’‘attrito’ e, infine, al concetto stesso di ‘gioco linguistico’. Ho dunque mes…

etnopragmatica antropologia dell’attrito Wittgenstein Taussig Sartre Geertz divenireSettore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
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Il senso del vivere, ovvero la vita come oggetto di studio antropologico

2017

Si può considerare l’esistenza un campo antropologico a tutti gli effetti? È fuor di luogo parlare di campo – esotizzante o meno che sia – a proposito di esistenza? Quali strumenti teorici utilizzare al fine di cogliere il senso dell’esistenza? In questo saggio, si focalizza l’attenzione sulla nozione di esistenza e sulle componenti che la caratterizzano in relazione ad altre nozioni ugualmente importanti in antropologia quali cultura, esperienza, potere, sapere, etc. Il tentativo è di trovare risposte mettendo a fronte questioni centrali in antropologia in modo non oppositivo bensì per tratti continui e/o discontinui: ‘religione come senso quieto del vivere’ e ‘ribellione ai codici dominan…

vita fieldwork religione vulnerabilitàSettore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
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Sono arrabbiato e sono antropologo. Blues lévi-straussiano su un’emozione furente

2017

In questo saggio, mi ‘lascio andare’, volutamente e direttamente, nel loro intreccio d’insieme e interrelato, alle seguenti questioni: la semantica della rabbia in un contesto vissuto personalmente, l’uso di una scrittura meno convenzionale ai fini di un maggior scavo interiore, l’esemplificazione letteraria come contrappunto e verifica tematica ed esistenziale, la possibilità di descrizione del tempo e dello spazio nell’arco stesso della prossimità del vissuto, il contrasto tra ‘forme di vita concepite per fini da raggiungere’ e ‘forme di vita concepite nella liminalità’, la riflessione sull’oscillazione autoriale di un Lévi-Strauss preso tra strutturalismo e soggettivismo, la riformulazio…

collera auto-etnografia Lévi-Strauss antropologia dell’esistenza antropologia delle emozioni forme di vitaSettore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
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Contrappunti d’antropologo, brusii al bar e l’etnografia dell’iniziare

2016

L’articolo ha come oggetto di studio le possibilità di concepire, in trasposizione etnografica, una nozione di inizio (Aragon, Gracq) in concomitanza con gli ineludibili contesti d’uso e le altrettanto ineludibili forme di pensiero in divenire che lo accompagnano (Deleuze). La domanda che mi sono posto è fondamentalmente la seguente: cosa vuol dire iniziare (a osservare, capire, scrivere) in una circostanza in cui l’orale e lo scritto si rimandano continuamente? Piuttosto che pormi filosoficamente questa domanda in astratto, ho preferito diversamente, da antropologo del linguaggio, affrontare la questione più concretamente, in uno spazio specifico, in mezzo a tante altre persone impegnate i…

antropologia dell’inizio osservazione-partecipante antropologia del bar contrappunto come dispositivo etnografico Deleuze CortázarSettore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
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Introduction : La transversalité des seuils comme enjeu anti-disciplinaire

2017

Introduco la nozione di trasversalità e la nozione di soglia per spiegare in che modo è possibile adottare un approccio antidisciplinare agli studi di antropologia e di teoria della letteratura.

trasversalità soglia introduzione antropologia antidisciplinare
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New York e i sensi del ritorno

2016

Rifletto più in generale sul senso del vivere, ma, anche, più particolarmente, su una concezione del vagabondaggio tutta americana (gli hobos) e, formalmente, sulle convenzioni scientifiche da adottare per scrivere sulla cultura in chiave autoetnografica, senza obliterare il ruolo della coscienza individuale, tenendo sempre in primo piano il comparativismo interculturale. Questo saggio è più semplice dal punto di vista formale (rispetto ad altri in cui uso espedienti del tipo correlativo oggettivo, flussi di coscienza, collage-bricolage, contestualizzazioni d’uso, etc.). Ma sono contento, lo stesso, per i contenuti antropologici (definire l’America e la sua cultura) e perché, in fondo, pong…

Settore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologichevivere New York vagabondaggio hobos comparativismo antropologia del tempo
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Wittgenstein come etnografo del pensare

2017

Wittgenstein è stato giustamente considerato un grande filosofo, annoverato tra quegli studiosi del Novecento che hanno prodotto un pensiero innovativo nel campo del linguaggio. Nel mio saggio, proprio per meglio mettere in evidenza la forza agentiva del suo pensiero ‘in atto e situato’, prendo le distanze da un’impostazione disciplinare univoca, concentrandomi soprattutto sulle Ricerche Filosofiche in quanto testo risultante da un modo di ‘pensare autoriale’ non lineare, non generalizzato, non essenzialistico: un pensare, quello di Wittgenstein, messo dunque concretamente in forma attraverso strategie operative, sistemi figurativi e insiemi combinati di metafore concettuali, da mettere opp…

Wittgenstein etnografia pensare autore Foucault aspettualizzazioneSettore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
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La Sicile de Maupassant, la sémio-anthropologie des incipit et le nomadisme de la pensée

2017

A reflection on a travel to Sicily by Maupassant becomes an occasion to discuss the category continuous/discontinuous and the symmetric notion of beginning. The starting question is: how can we define a beginning? To answer this question, I adopt a double strategy: on the one side, I resort to some specialists in this field (Lotman, Said, Aragon and Gracq) who allow me – by deferring to some other concepts, authors and theories – to focus on the notion of existence itself and on the nomadism of thinking developed by Deleuze; on the other hand, I concentrate more analytically on a beginning by Maupassant and on a beginning by Malinowski in order to underline the importance of interdisciplina…

Settore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologichebeginning travel nomadism Maupassant Malinowski Deleuze
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In contrattempo, per stereotipi e incidenti. Antropologia di un frammento di esistenza

2017

È un saggio forse un po’ sperimentale, un po’ troppo deleuziano: con riferimenti dissimulati ad antropologi del presente e del passato, nonostante la forma narrativa sia pervadente. Mostra troppe linee di fuga, è vero. Ma se dovessi riscriverlo lo scriverei nello stesso modo, nel corso degli anni, usandolo proprio come ancora di riflessione e di interrogazione epistemologica. Questo saggio non è infatti il risultato di una trascrizione di qualche idea del momento trasposta immediatamente in testo. Tutto il contrario: sono tornato, nel tempo, a lavorare su questo breve saggio (iniziato a scrivere sotto forma di appunto di campo circa dieci anni fa, a Tallinn, in seguito a un fatto effettivam…

Settore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologicheagency quotidiano coincidenza incidente etnografia
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Antropologia senza corpo, antropologia del vivere: assetti di conversazione

2017

In un tono volutamente conversazionale, tuttavia da antropologo del linguaggio e dell’esistenza, illustro la mia posizione decentrata e decentrante in antropologia da me intesa in modo altrettanto decentrante. Nonostante la questione presa di petto più direttamente riguardi il corpo e il senso del vivere, lo scopo ultimo che mi prefiggo è discutere i fini dell’antropologia che, nella mia prospettiva, dovrebbe sempre essere conversazionale, fondata su un principio costitutivo di decentramento e sulla costante traduzione della compartimentazione (risultativa) del sapere in processo di continua disciplinarizzazione (di tipo imperfettivo). Ho inoltre affrontato la questione con un percorso a zi…

corpo esistenza natura decentramento disciplinarizzazione fotografia narrativa pensiero del fuori Foucault Merleau-PontySettore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
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Aki Kaurismäki e i linguaggi della migrazione

2017

Parlo, in questo saggio, di un regista finlandese e del suo modo di vedere la migrazione al cinema. Parlando di cinema e di un regista, però, introduco inoltre, in un rimando continuo e vertiginoso, il mio punto di vista di antropologo del linguaggio e del posto che potrebbe – dovrebbe – occupare la riflessione sulla migrazione in una prospettiva in cui i linguaggi sono pragmaticamente posti in primo piano. Una questione è centrale: più che di antropologia del linguaggio, si dovrebbe parlare di antropologia dei linguaggi allo scopo di spostare l’accento dalla singolarità di un unico linguaggio alla loro inevitabile pluralità, oltre che sulla loro incessante traduzione in quanto elemento car…

antropologia del linguaggio migrazione cinema Kaurismäki potere mediaSettore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
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In attesa al pronto soccorso. Riti di passaggio, riti d’istituzione e riti di socializzazione

2016

Ho messo alla prova – in un pronto soccorso di un ospedale italiano, pensato ed esperito in prima persona come contesto d’uso specifico e in situazione, sotto forma di gioco linguistico (Wittgenstein) – la nozione di passaggio di Van Gennep e la nozione d’istituzione di Bourdieu. Ho fatto riferimento a entrambi autori coniugando in modo complementare le due diverse prospettive, aprendo inoltre alla riflessione su un terzo elemento, trascurato dai due autori: i riti di socializzazione, necessaria forma di intermediazione tra il ‘passaggio’ del soggetto e ‘la regolazione’ prodotta dall’istituzione. Mi sono interrogato, nel corso della mia visita d’urgenza al pronto soccorso, sul significato a…

antropologia dell’attesa pronto soccorso gioco linguistico Wittgenstein riti di istituzione BourdieuSettore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
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