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Maria Di Venuta
showing 9 related works from this author
Le novelle postume di Federico De Roberto,in "Le forme del narrare"
2004
Le "ricordanze" di Francesco Curto, in "Le forme della poesia"
2006
Trattati di mostri e fiabe di orchi
2004
I mostri che popolano le pagine di due voluminosi trattati tardo cinquecenteschi, "Il serraglio de gli stupori del mondo" di Tomaso Garzoni (1613) e la "Monstorum Historia cum paralipomenis historiae ommium animalium" di Ulisse Aldrovandi (1642), sono tanti e vari, arrivano dal mondo animale, vegetale e cosmico, sono descritti con grande attenzione, la loro origine ed esistenza sono oggetto di causidiche discussioni, la loro veridicità storica è indagata e registrata in modo pseudorigoroso, ma hanno irrimediabilmente perduto il fascino del fantastico e dell’inverosimile che li aveva accompagnati per secoli. Bisognerà sconfinare nell’ambito della produzione fiabesca e rileggere una famosa ra…
La «fredda» e «allegra» impostura dell’abate Vella nella Palermo settecentesca
2010
Il saggio delinea una geniale impostura che occupò la scena palermitana di fine Settecento seguendo la ricostruzione di uno storico ottocentesco, Domenico Scinà, e la sua riscrittura in un romanzo di Leonardo Sciascia. Un solo protagonista, l’abate Vella, nel testo dello storico; due personaggi, il Vella e il Di Blasi, nel "Consiglio d’Egitto" (1963). Scinà, in uno scritto del 1824, presenta l’abate Vella come un avventuriero e ripercorre l'impostura grazie alla quale egli aveva costruito dal nulla una falsa storia della Sicilia, tutta orientata a rafforzare e ampliare prerogative e diritti della monarchia contro le appropriazioni, ritenute indebite, dei grandi feudatari. Nel romanzo storic…
La Flamminia prudente di Paolo Caggio
2004
I luoghi di Antonio Russello: Agrigento e Venezia
2007
Il "Puttanismu" e altro. Le satire di Antonio Veneziano
2008
Antonio Veneziano (1543-1593), famoso per avere scritto “Celia”, un canzoniere sul modello di quello petrarchesco, compose i capitoli, “Puttanismu”, “Curnaria”, “Narratione di un poviru carceratu” e “Per le signore monache claustrale”. Per queste composizioni, databili con buona probabilità agli anni della maturità, non solo viene utilizzato il dialetto siciliano, più icastico, violento, espressionistico del volgare, ma anche il capitolo in terza rima, la forma metrica per eccellenza delle satire e delle rime burlesche. Veneziano dà sfogo, senza remore e falsi pudori, alla sua insofferenza nei confronti di donne puttane, di uomini cornuti, di suore e frati corrotti, trasferendo «in opere d’…