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Francesco Bongioannini e la tutela monumentale nell'Italia di fine Ottocento

Nicoletta La Rosa

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Bongiannini tutela monumentale Ottocento restauroSettore ICAR/19 - Restauro

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Il saggio indaga la storia del restauro nella seconda metà dell’Ottocento, un periodo cruciale per la formazione di una coscienza conservativa e per l’organizzazione del servizio di tutela dei monumenti a scala nazionale. La ricerca, in particolare, ricostruisce l’attività di Francesco Bongioannini (1847-1928), un ingegnere con ruolo ispettivo che ha operato per un lungo periodo in seno alla Direzione generale di AABB. Il suo contributo alla cultura del restauro in Italia si può sintetizzare in due momenti principali. Il primo periodo riguarda gli anni svolti come ispettore governativo, in cui partecipa assiduamente alla definizione di una politica della tutela, fornendo le linee d’indirizzo metodologico per il restauro architettonico e contribuendo al decentramento del sistema di tutela. Il secondo momento, invece, è quello che dedica alla riorganizzazione dei percorsi di formazione accademica dei funzionari addetti alla conservazione del patrimonio artistico nazionale, che intende educare allo studio dell’architettura nella sua complessità tecnica ed artistica. Nell’ambito del restauro architettonico, Bongioannini è stato l’estensore di norme e direttive per una generale e centralizzata opera di controllo sull’azione conservativa dei monumenti. L’iniziativa di maggiore rilievo è contenuta nel Decreto Ministeriale del 21 luglio 1882 «Sui restauri degli edifizi monumentali» e della relativa circolare applicativa n. 683 bis, che si ritenne necessaria, «riconosciuta la convenienza di coordinare i criteri direttivi per lo studio dei restauri dei monumenti e per la compilazione dei relativi progetti». Il decreto e la circolare costituiscono le più aggiornate acquisizioni prodotte dal dibattito sulla nascente disciplina del restauro architettonico e rappresentano un fondamentale punto di riferimento teorico per gli anni successivi: un insieme di norme codificate che, a ragione, possono essere definite la prima Carta italiana del restauro, in cui la prassi, condotta dalla fine dell’Ottocento fino alla Carta del 1931, trova il suo manifesto.

http://hdl.handle.net/10447/76109