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"Le terribili giornate del maggio ’98" di Paolo Valera: la ricostruzione di una voce collettiva.
2010
Il reportage su "Le terribili giornate del maggio ’98" viene pubblicato da Paolo Valera nel 1913; l’opera, in questa sua veste definitiva, giunge a conclusione di un lungo percorso di sperimentazione che aveva visto lo scrittore comasco impegnato in una più che trentennale attività di poligrafo,vissuta tra tarda scapigliatura e naturalismo, tra giovanili adesioni al movimento anarchico e militanza nel partito socialista. Ne "Le terribili giornate" Valera rifiuta di proporsi quale indignata voce narrante, fonte unica di verità sui fatti e sulle interpretazioni; le scelte che egli attua in merito alla forma complessiva dell’opera, all’organizzazione della materia narrata e alla strutturazione…
"Cose da pazzi" di Evelina Santangelo
2014
Bruciano come ferite aperte nel silenzio assordante della sua coscienza, le mancanze che costellano l’accidentata formazione adolescenziale di Rafael Lomunno nel confronto quotidiano con la realtà cruda e difficile del quartiere Spina, cuore pulsante e deviato di una Palermo, mai citata, eppure riconoscibile nelle pieghe nevralgiche della sua topografia. In uno scenario, così ritratto dalla stessa autrice, anche l’espressione «cose da pazzi», evocata da Evelina Santangelo sin dal titolo del suo romanzo, si carica di uno spessore ambivalente in relazione al punto di vista di chi questa realtà la vive dall’interno, per cui l’abnorme è norma e di chi, invece, da una diversa trincea etica cogli…
Percorsi autobiografici ne "La Orestilla" di Girolamo Brusoni
2002
Il romanzo e la storia. Percorsi critici
2007
Montalbano. Affermazioni e trasformazioni di un eroe mediatico
2003
Analisi del romanzo "L'indecenza" di Elvira Seminara, Mondadori, 2008. Pubblicata sul sito "lo specchio di carta. Osservatorio sul romanzo italiano c…
2008
Si dispiega nella climax ascendente del ‘movimento’ narrativo, il pedale doloroso che modula, nel profondo, la partitura compositiva del romanzo di Elvira Seminara, L’indecenza, (Mondadori 2008).E’la fisionomia offesa di un microcosmo familiare, “un breve e deforme tronchetto della felicità”, ad incarnarsi nelle scelte espressive e linguistiche di Elvira Seminara, che somatizzano nella contrazione dolorosa di verbi ed aggettivi, nell’iterazione anaforica dell’incedere descrittivo, le movenze di una tragedia contemporanea.