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Recensione di FRANCESCA PIAZZA, La parola e la spada. Violenza e linguaggio attraverso l’Iliade, Il Mulino, Bologna, 2019, pp. 232
2020
Piazza riflette sui rapporti tra violenza e linguaggio usando come ambito di indagine l’Iliade. La scelta – azzeccata – è supportata da tre ragioni. Innanzitutto l’Iliade è «[…] il racconto di una guerra che ha acquistato nei secoli […] il sapore di una guerra archetipica e ha svolto il ruolo di fonte inesauribile del nostro immaginario, non solo poetico» (p. 41). Inoltre, la società narrata nei poemi omerici è caratterizzata dalla competitività e dalla ricerca della vittoria, da ottenersi sia attraverso la forza fisica sia attraverso la capacità argomentativa. Infine, quest’opera non è letteratura in senso moderno ma un “documento antropologico”: «[…] un testo nel quale sono depositate le …
Il nemico incorreggibile. Cartaginesi e Greci in Sicilia tra Selinunte e Mozia
2011
La storiografia siceliota ha individuato nei Cartaginesi il "materiale" identitario con cui plasmare la figura del nemico per eccellenza, portatore di una violenza irriducibile a qualsiasi "domesticazione". Si prendono qui in esame due racconti esemplari, anche per le loro interrelazioni strutturali: le narrazioni che Diodoro ci trasmette degli assedi di Selinunte (409 a.C.) e Mozia (397 a.C.).
Come bestie? Forme e paradossi della violenza tra mondo antico e disagio contemporaneo
2010
Sulle petizioni dell’Egitto romano contro la violenza dei funzionari
2013
La condotta deviante dei funzionari, rappresentata in petizioni dell’Egitto romano fra I e III secolo trasmessi da papiri, esaminata mediante la terminologia utilizzata pertinente alla sfera personale, alla sfera dei codici etici di comportamento, alla sfera sociale, indica la ricerca della sympaheia dei destinatari. Le modalità di rappresentazione degli abusi da una parte dovevano suscitare la riprovazione sul piano etico, dall’altra gettavano un’ombra sulle conseguenze dannose sul piano sociale tanto per l’individuo, quanto per gli interessi dell’impero.
L’aquila di cuoio e il serpente di bronzo: metafore animali e violenza politica nella commedia aristofanea
2012
Le metafore animali presenti nel teatro aristofaneo, specie in riferimento a bestie predatorie, a differenza del teatro tragico in cui simboleggiano la violenza e la forza aggressiva, hanno invece la funzione, attraverso un processo di rovesciamento e abbassamento, di degradare il personaggio cui si riferiscono. Questo accade sovente con uomini politici come Cleone, di cui verrebbe in tal modo ridicolizzata pure la linea politica di attacco al nemico. Attraverso le metafore animali viene cioè mostrata la perdita di senso della violenza sulla scena comica e la sua ridicolizzazione.
In sordina a Auschwitz. Tra sensibilità e razionalità, ordinario e straordinario
2015
Sono tornato da Auschwitz e una strana sensazione mi è rimasta incollata addosso, sulla coscienza e sulla pelle, sui panni puliti e sul respiro pesante che riverso sul mondo indaffarato nel solito trantran di sempre. Routine? Ordinario e straordinario si richiamano e s’intrecciano: da qualche giorno, Auschwitz non è però più per me una parola, per quanto terribile, ma un riferimento concreto, materiale, ancorato a un mio pezzo di vissuto di ‘pellegrino’ attento a ciò che succede intorno al suo presente. Sono a casa mia e ripenso alle baracche dei sopravvissuti nei campi di concentramento: vivo una realtà ordinaria e ripenso a una straordinaria, quasi inconcepibile e inimmaginabile. Rifletto…
Premessa su "Filosofia e violenza". Cura del numero monografico
2010
Una riflessione introduttiva su "Filosofia e violenza"
Mondo vs. Retro-mondo. Una diagnosi filosofica sulla violenza in politica
2010
Questo saggio prende in esame la posizione di Anton Friedrich Koch il quale mette in evidenza, sulla base di alcune riflessioni di ordine teoretico, il potenziale di violenza che si anniderebbe in alcuni dei più significativi orientamenti del dibattito odierno sui fondamenti dello stato democratico di diritto, e in particolare nelle posizioni antagoniste dell'universalismo e del contestualismo. Le conclusioni di Anton Friedrich Koch, che inclinano verso una forma non dogmatica di contestualismo, per quanto condivisibili sotto molti aspetti, covano tuttavia il rischio di vanificare il potenziale di senso della prassi in un confronto troppo stretto con la teoresi.
La lingua della violenza
2010
Il tema della violenza in W. Benjamin può essere pienamente compreso,considerando non solo il saggio esplicitamente dedicato all'argomento, ma anche quelli in cui l'Autore analizza il tema della lingua e della traduzione. Allora si fa evidente un rapporto particolarmente interessante tra l'eterno ed il temporale, tra il compito divinamente affidato all'uomo e la responsabilità umana pienamente vissuta.
Psicodinamica delle relazioni violente. Aspetti psicologici, clinici e sociali
2016
Gli studi sulla famiglia in ambito psico-sociale hanno, negli ultimi due decenni, ripetutamente ribadito la necessità di affrontarne l’analisi e l’osservazione a partire dalla complessità, multiprocessualità e multiformità delle nuove configurazioni familiari, che rendono imprescindibile utilizzare la «pluralità come principio metodologico». La sfida che le attuali forme familiari pongono a clinici e ricercatori riguarda innanzitutto la molteplicità di elementi trasformativi che ne hanno fortemente segnato l’identità e che si declinano nelle dinamiche interne e nella relazione con l’ambiente esterno, anch’esso in veloce mutamento.